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Sonetto




Giuseppe Gioachino Belli ha dedicato un sonetto alla figura del boia, il n. 68, composto nel 1830. L'impiccagione di cui si narra è quella di Antonio Camardella, colpevole dell'uccisione del canonico e socio in affari Donato Morgigni - impiccagione eseguita nel 1749, ben prima della nascita del Bugatti. Il boia viene però ugualmente chiamato "Mastro Titta", tanta era la fama di cui già ai tempi del Belli, il Bugatti, giunto appena a metà della sua ultrasessantennale carriera, godeva nello Stato Pontificio.

Un padre, esibendo ammirazione per il boia e per la forca, volendo mostrare al figlio l'impiccagione, lo redarguisce pesantemente, malmenandolo e mettendolo in guardia dal giudicarsi migliore di un qualsiasi delinquente condannato a morte.

(IT) (ROM)
« Er ricordo


Er giorno che impiccorno Gammardella
io m’ero propio allora accresimato.
Me pare mó, ch’er zàntolo a mmercato
me pagò un zartapicchio e ’na sciammella.

Mi’ padre pijjò ppoi la carrettella,
ma pprima vorze gode1b l’impiccato:
e mme tieneva in arto inarberato
discenno: «Va’ la forca cuant’è bbella!».

Tutt’a un tempo ar paziente Mastro Titta
j’appoggiò un carcio in culo, e Ttata a mmene
un schiaffone a la guancia de mandritta.

«Pijja», me disse, «e aricordete bbene
che sta fine medema sce sta scritta


pe mmill’antri che ssò mmejjo de tene». » (IT)
« Il ricordo


Il giorno che impiccarono Antonio Camardella
io mi ero appena cresimato.
Mi sembra adesso, che il padrino al mercato
mi comprò un pupazzo e una ciambella.

Mio padre prese poi il carrozzino,
ma prima volle godersi lo spettacolo dell’impiccagione:
e mi teneva in alto, sollevato,
dicendo: «Guarda la forca quant’è bella!».

Tutt’a un tratto Mastro Titta diede un calcio nel sedere
al condannato, e papà allo stesso tempo diede a me
uno schiaffone sulla guancia destra.

«Tieni!», mi disse, «e ricordati bene
che questa stessa fine hanno fatto e faranno


mille altri che sono meglio di te». »
(Giuseppe Gioachino Belli, sonetto n. 68, Er ricordo, datato 29 settembre 1830)






 

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